Le origini della Banca del Tempo di Trento

La Banca del Tempo di Trento è nata a Piedicastello, piccolo e antico rione della città, per iniziativa del Circolo Culturale Femminile che Anna Maria Pola Tommasini ha fondato nel 1984 e presieduto per dieci anni. Il Circolo, costituito come associazione di fatto, senza scopo di lucro e libero da vincoli ideologici, ha offerto al quartiere, attraverso un’intensa attività, un modo diverso di stare insieme. Nel corso degli anni ha proposto alla città, dibattiti su grandi temi  sociali come la droga, l’ambiente, il ruolo dei mass-media, il disagio giovanile nella scuola. Temi che sono stati scelti attraverso dei questionari distribuiti nel rione e hanno permesso di conoscere la realtà e i bisogni locali. Sulla base di quanto emerso sul tema “ambiente”, il Circolo ha contribuito alla realizzazione di un parco pubblico nel quartiere, raccogliendo le firme di oltre seicento abitanti su una petizione al Comune.

L’attività del Circolo, sia per le relazioni attivate che per i risultati ottenuti, è stata occasione di grande crescita per il suo gruppo che ha avuto così la possibilità di sviluppare momenti interessanti di riflessione, uno dei quali l’esperienza della “banca del tempo”. L’idea nuova, interessante e curiosa, è piaciuta moltissimo, per lo spirito di scambio alla pari che la caratterizzava e perché permetteva di fare qualcosa, non limitato alla realtà del quartiere ma utile a tutta la cittadinanza. Dopo alcuni incontri sull’argomento “banca del tempo” (fine anno 1995), un ristretto gruppo di socie si sono impegnate ad elaborare un progetto autonomo, specifico, modellato sul territorio di riferimento e recepibile da parte di tutti, cercando di privilegiare oltre agli scambi materiali, i rapporti umani e sociali. Lo scambio del tempo, infatti, è sembrato una modalità interessante, perché scommette sul rapporto di reciprocità tra i soci, il che implica il riconoscimento dell’eguale dignità di chi dà e di chi riceve, indipendentemente dall’età, dal reddito e dalla professione. Il tempo non è una merce, ma una risorsa da usare e valorizzare anche con modalità innovative, diverse e ulteriori rispetto a quelle tradizionali. Per la Banca del Tempo di Trento, il Circolo ha scelto, come unità di misura per gli scambi, l’ora anziché la moneta. All’inizio non è facile capire che una persona può dare ciò che ama fare a qualcuno che ne ha bisogno e, in cambio, poi, potrà ricevere, anche non dalla stessa persona, ciò di cui, a sua volta ha necessità. Questa esperienza dà la possibilità di tirare fuori dalle persone, da ognuno di noi, capacità, interessi, disponibilità, a volte insospettate. Nella “banca del tempo”, pertanto non si realizzano soltanto dei semplici baratti: accade qualcosa di molto più ampio e ricco.

L’organizzazione e la progettazione della Banca del Tempo di Trento richiedevano grande impegno e tanto lavoro non retribuito. Si è riusciti a portare avanti il progetto soltanto per la forte motivazione che spingeva il gruppo. Ne è derivato che le attività del Circolo sono state sospese in vista di trasformarlo in “banca del tempo”; in essa, infatti, si intravedeva grande opportunità di crescita umana, di nuove amicizie e di nuove competenze. Dopo il periodo iniziale di sensibilizzazione e la fase di sperimentazione, che ha consentito di mettere in pratica gli scambi di tempo, c’è stata l’inaugurazione. “La Banca del Tempo” di Trento è stata presentata ufficialmente alla città il 12 ottobre 1996, dal Circolo Culturale Femminile di Piedicastello, a Palazzo Geremia, in collaborazione con il Comune di Trento nell’ambito del progetto comunale “Tempi e orari della città”.

Dal giorno dell’inaugurazione in poi, la Banca del Tempo di Trento, guidata da Anna Maria Pola Tommasini  ha proseguito l’impegno per la realizzazione del progetto iniziale con una fase propositiva, che alla luce dei risultati della sperimentazione, rivitalizzasse i rapporti interpersonali, per favorire la crescita quantitativa e qualitativa dei soci. Con il passaparola, sono stati sensibilizzati e coinvolti parenti, amici e colleghi, allargando così il gruppo iniziale. I risultati sono stati sorprendenti! Sono i soci infatti che fanno funzionare la “banca” promuovendo sempre nuovi scambi.

“Ci si augura che anche per merito di questa bella iniziativa, si possa riscoprire che, a volte, il vero dare consiste nell’essere capaci di chiedere e di ricevere.”